Agosto 2008: Cote d'Azur
... ovvero, per i non francofoni, la Costa Azurra, quel tratto di costa Francese subito dopo la frontiera Italiana.
Una vacanza alla Fantozzi
Come al solito (ogni anno peggioro...) tutto è stato deciso in fretta e furia: in realtà io e Stefano (Cascina) avevamo progettato di andare a Liverpool con la Ryanair, ma al momento di prenotare l'aereo, l'offera era scaduta (e si passava da 50 euro a 190, non proprio la stessa cosa...). A fine Luglio dovevamo quindi trovare un posto dove andare: troppo tardi per qualsiasi offerta di voli low cost, abbiamo deciso di fare un viaggetto in moto.
Visti gli impegni di lavoro (con orari non proprio ortodossi) non sapevo nemmeno quando sarei potuto partire e tornare: abbiamo qundi deciso di non prenotare nulla, partire con la tenda e fare intanto una prima tappa, poi una volta arrivati decisi cosa fare: insomma siamo andati più o meno a caso, avendo deciso solo la direzione, Costa Azzurra, non troppo lontano per il primo viaggio in moto di Stefano, ma quanto basta per non sentir parlare italiano (o almeno così pensavamo).
Dall'interrail che feci nel 2003, durante in quale passai anche dalla Costa Azzurra, mi ricordavo un campeggio appena fuori da Antibes (Biot) dove si spendeva veramente poco, sebbene non fosse un gran chè in quanto a spazi, pulizia e comodità. Dato che era la prima volta che Stefano andava in campeggio, ho pensato bene di fargli provare subito il peggio, così se superava questo sarebbe potuto andare ovunque :P.
In conclusione abbiamo fatto una vacanza alla Fantozzi, non abbiamo visto granchè o conosciuto molte persone, abbiamo avuto problemi e fatto scelte sbagliate, ma ci siamo fatti veramente un sacco di risate, e alla fine quello che conta è che ci siamo divertiti molto con poco. E' bella la Francia!!
Il viaggio
Con una Z750 e un KLE 500, è ovvio che la maggior parte dell'attrezzatura da campeggio sarebbe andato su una moto sola, la mia: ho caricato due sacchi a pelo, un materassino, la tenda, fornellino e pentole, vestiti nelle borse laterali, uno zaino di Stefano per le cose che non entravano nello zaino che portava a spalle, e uno zainetto anche per me. Il risultato lo vedete dalla foto sottostante: avevo un carico enorme, ma non era la prima volta che caricavo la moto così tanto ed ero abbastanza tranquillo.
Siamo partiti quindi per i 400 km di autostrada (che p...e!) per raggiungere Antibes. Il progetto era di partire alle 5 la notte per non sentire il caldo, siamo partiti con mooooolta calma la mattina verso le 9:30, dopo colazione al bar e sosta al distrubutore per controllo gomme. Partiamo fiduciosi ma già appena presa l'autostrada e raggiunti i 130-140 km/h di velocità, il carico veramente eccessivo che portavo dietro ha iniziato a fare effetto vela, e con un peso dietro l'asse della ruota posteriore, ho dovuto fare i salti mortali per domare la moto che sbandava ad ogni sorpasso. Tanto per movimentare un po' il viaggio mi ero scordato, smontando la moto il giorno precedente per pulire e ingrassare tutto, di rimettere a posto il famigerato tubicino del KLE, quello che ti fa spengere la moto dopo un ora e passa di utilizzo, così a Sestri Levante la moto mi si spenge mentre vado (per fortuna in ingresso di un autogrill) e mi tocca fermarmi all'ombra di un albero a smontare la moto (stracarica) e sistemare il tubicino sotto il serbatoio.
Sistemato il problema (ma non il carico, che continuerà a farmi sbandare fino a destinazione) ripartiamo verso la France, e a Ventimiglia è il turno di Stefano: al casello non gli fanno passare il Telepass, così molla la moto li vicino e carico di zaino, giubbotto di pelle e stivali, va a piedi in mezzo ai caselli per chiedere info al casellante. Notare dalla foto la temperatura (39° gradi), l'altra (in cui potete ammirare il casello di Ventimiglia in tutta la sua bellezza) l'ho fatta pensando di immortalare il momento in cui arrestavano Stefano, invece l'hanno rilasciato senza troppi problemi.
Superata la frontiera, scopriamo che in Francia (almeno sull'autostrada della Costa Azzurra) ci sono i caselli, ma diversamente dall'Italia, in cui si prende il biglietto all'ingresso e si paga, una sola volta, all'uscita, qui ci sono i caselli per ogni tratto dai quali si deve passare (e pagare) anche se si prosegue sull'autostrada invece di uscire. Inoltre dato che i francesi sono molto avanti, le casse sono automatiche (con un cestino in cui tirare le monete) e solo in una corsia c'è il casellante. Così paga 1,20 euro, paga 2 euro, al terzo casello, imboccata la corsia senza operatore, arrivo a pagare e non ho più spiccioli per pagare i 1,30 euro. Banconote non ne accetta, mi frugo e provo con la carta di credito (... si vabbè, la postepay), che rifiuta allegramente. Intanto la fila dietro iniziava ad essere consistente... mi ha salvato un operatrice che vista la coda è venuta ad indagare su cosa stava succedendo, mi prende i 50 euro interi che avevo e li va a cambiare non so dove, torna dopo un po' (intanto le macchine in fila dietro di me hanno fatto un torneino di briscola con 5 gironi di qualificazione...) e finalmente posso pagare e proseguire! All'uscita dopo per evitare equivoci, inchiodata davanti ai caselli e pausa per capire in quale corsia ci fosse il casellante.
Biot
Precisi ed organizzati, siamo partiti senza cartina, navigatore GPS o altre indicazioni ("Prendi la cartina" "Ma io non l'ho stampata, hai detto che la stampavi te!" "Doh!"). Dopo aver vagato per un po' nelle colline sopra la costa, siamo arrivati a Biot, abbiamo sbagliato la strada solo due volte e infine abbiamo trovato il campeggio. Ideal Camping, un campeggio molto piccolo dove abbiamo speso 9 euro a notte a testa tutto compreso. E' in una posizione fortunata perchè vicinissimo alla stazione e a 200 metri dal mare, ma è veramente piccolo perciò le piazzole sono una a ridosso dell'altra, e la pulizia dei bagni non è il loro forte.
La spiaggia è di sassi levigati (artificiale ovviamente), con postazioni di osservazione e docce anche nella spiaggia libera (anzi, dove eravamo noi era tutto spiaggia libera tranne un piccolo bagno), e l'acqua è abbastanza chiara, merito dell'assenza di sabbia.
Descrizione del campeggio (da leggere con la voce narrante di Fantozzi, mi raccomando)
Numero 20 piazzole in 200 mq.
Bagni con esalazione permanente di odori osceni. 3 docce con acqua calda, di cui una rotta, e le altre funzionanti solo per per 6 ore al giorno, in due intervalli da 3 ore. Bagni di difficile interpretazione (poi finalmente abbiamo capito come si tirava l'acqua).
"Palestra" sotto l'arcata di un cavalcavia, composta da una ciclette rotta e un attrezzo rugginoso ormai inusabile. Tavolo da ping pong con un grosso buco, ma tanto non ci sono nè racchetta nè pallina.
Gestito da una famiglia di laborosi gnomi francesi composta da figlia che parla più o meno italiano, un po' strana (ed è un complimento), madre regolare (ma non di taglia), e padre che non dorme mai, pulisce i bagni 6 volte al giorno, l'ultima alle 2 di notte, con scarsi risultati però.
Sicurezza del campeggio affidata a due manichini che spuntano minacciosi da una finestra e guardano male i passanti. Abbiamo chiuso la tenda con un lucchetto, è venuta la figlia dei gestori a dirci di levare il lucchetto sennò qualcuno ci avrebbe tagliato la tenda con un coltello.
Abitanti:
- Parte sud: branco di una quindicina di francesi magrebini in età 18enne, che hanno preso possesso della loro zona di campeggio come un ghetto, con i quali era impossibile avere contatti. "Mi sa che abbiamo sbagliato zona", mi giro e vedo appesa ad un palo la scritta 'Ghetto', e dei tizi che hanno smesso di parlare tra loro per guardarci malissssimo "Eh si forse è meglio se torniamo di la...". Da menzionare gli occasionali rave notturni iniziati alle 4:30 di notte, con uno che si sveglia, così per caso, va allo stereo e mette al massimo volume musica hip hop francese; al che due o tre si svegliano controvoglia e stanno un po' lì a chiaccherare, dopo un ora o giù di lì gli torna sonno e spengono la musica.
- Parte nord: Una madame francese, subito soprannominata La Vecchia, con una piazzola più attrezzata di una stanza di albergo, e inspiegabilmente (35° gradi) coperte di lana e piumoni nella tenda (??), con giovane marito (amante?) al seguito. Comandava la parte nord del campeggio, nel senso che tutti quelli che passavano, dai ragazzini ai più grandi, venivano fermati e interrogati. Quando qualcuno aveva un problema (ho finito il sale per cucinare, si è rotto il filo della biancheria, ho un polmone perforato...) andava in udienza da lei, insomma un po' uno sciamano rispettato da tutti. Tutti tranne noi ovviamente, che evidentemente (dagli sguardi che ci lanciava) eravamo anche uno degli argomenti di discussione più gettonati, probabilmente perchè capivano almeno una parte delle offese che gli mandavamo la sera quando La Vecchia stendeva gli asciugamani (la sera??) davanti al lampione che illuminava la nostra piazzola, togliendoci la luce e facendoci cenare completamente al buio (sospettiamo che prendesse anche la mira per coprirci totalmente).
- Resto del campeggio: Italiani e occasionali francesi/inglesi che non restavano più di un giorno o due. Figure del cavolo a ripetizione, una volta capito che eravamo i reietti del campeggio, non avevamo più una vita sociale da preservare quindi potevamo concederci di commentare e ridere su chiunque passasse. Memorabili quei 4 che si sedevano davanti alla tenda e stavano a mezz'ore fermi senza far nulla, senza nemmeno parlare tra loro. O quei due del Tingavert (che coincidenza!) che sono venuti da Modena fermandosi (così dicono) ogni 40 km perchè era il loro primo viaggio. E volevano arrivare a Barcellona. Tanti auguri ragazzi, quando arrivate ad anno nuovo mandate una cartolina!
Il bar del campeggio è frequentato da due giovanotti di 70 anni, che si bevono una birra ogni sera. Le serate di "animazione" si compongono invece di musica anni 80, i due manichini con parrucca che fanno folla e un tizio francese (un cliente) che balla la musica anni '80 in mezzo alla stanza del bar, con due ragazze francesi sedute ad tavolo che passano metà del giorno al bar e l'altra in tenda, mentre la notte parlano con La Vecchia fino alle 4.
Non chiedete MAI uno Jaegermaister al bar.
Piatto tipico del bar del campeggio è il "qualcosa" fatto con il pane. Chiediamo quel "qualcosa", la signora prende il pane in mano, lo batte e ci fa capire: "no, mi è rimasto solo questo pane ed è troppo duro, vedete?". Ordiniamo allora il "qualcos'altro", ci sediamo al tavolo e dopo un po' ci porta il "qualcos'altro", fatto con il pane di prima.
La vita notturna è un mistero. Durante la giornata metri 2 cadauno di spazio sulla spiaggia per la grande folla, la sera desolazione in un raggio di 15 km. Unico divertimento riscontrato in pochi giovini turisti (polacchi): ubriacarsi in spiaggia fino alle 24, poi a letto. Ci siamo adeguati alle usanze locali e finito 5 birre e una bottiglia di Pastis sdraiati sulle pietre, ma non ci è sembrato un gran divertimento. Presi dalla noia siamo entrati in un casinò/discoteca li vicino, in cerca di forme di vita. Frequentata da italiani del Nord per brevi scorribande in cerca di femmine con cui accoppiarsi, ostendando la macchina del papi e una certa nonchalance con i soldi (un frammento di conversazione carpito in fila ai bagni: "allora c'è questa discotechiiiina a Cannes, feeega si paga solo 105 euro, cioè ragazze daaaai, andiamo con la mia macchina?"), abbiamo trovato almeno un po' di movimento, sebbene abbiamo sperimentato che i cocktail è bene non prenderli: il barista legge da un foglietto per sapere cosa metterci, riuscendo comunque a sbagliare.
Inoltre non è basta la classica nuvoletta fantozziana: un pomeriggio in spiaggia ci ha sopreso anche l'onda anomala fantozziana, che ha inzuppato asciugamani, zaini, ombrellone. A proposito di ombrellone, il pomeriggio che abbiamo preso l'ombrellone in spiaggia c'era vento forza 270, per cui ho dovuto reggerlo con un braccio per tutto il pomeriggio (zepparlo con i sassi a capannina non era sufficiente).
Torniamo seri: cosa abbiamo visto
Tutta la costa azzurra è notoriamente una località turistica dove essenzialmente si trovano mare, discoteche, residence/villaggi/ville e una certa ostentazione di lusso. Al di là del mare (non siamo andati a cercare le calette, accontentandoci della spiaggia di fronte al campeggio, artificiale) e dei vari Cartier, Channel, Gucci ecc. ci sono alcune cose da vedere, altre invece non vale la pena.
Antibes è un paese su un istimo che disegna un golfo nella costa. Ha un centro storico intorno ad un castello che si affaccia direttamente sul mare, con un mercato coperto (in realtà bancarelle turistiche, non un mercato alimentare) e qualche scorcio caratteristico. Sull'istimo si possono invece osservare (per chi gli interessa) una serie di megaville di lusso dallo stile moderno e un po' pacchiano (e sorvegliate da guardie armate). Lungo tutto il golfo ci sono mini spiaggie, su alcune si trovano delle rovine delle vecchie fortificazioni (una torretta, delle fondamenta) nell'acqua a pochi metri dalla riva.
Jean-le-Pin è un paesino vicino a Antibes, anche questo molto turistico ma con un centro storico vicino al porto, frequentato la sera da molti turisti, anche perchè pieno di pub inglesi, gelaterie, e altri locali per villeggianti stranieri.
Cannes è lo sfoggio del massimo lusso possibile: Cartier, Gucci, Channel, ... il lungomare è una fila ininterrota di boutiques. Probabilmente ci sarà anche qualcosa oltre ai negozi, ma abbiamo avuto paura che se ci fossimo fermati avremmo dovuto pagare l'aria che respiravamo
Grasse è un paese più nell'entroterra, a circa 30 km dalla costa, famoso per la sua produzione di profumi. Di tutti i posti visti questo forse è il più carino: situato sulle colline, ha un centro storico chiuso al traffico, con vicoli e edifici rinascimentali. Ci sono molte profumerie, alcuni musei e da alcune piazze è possibile vedere un bel panorama sulla costa.
Cagny-sul-mer è un paese di mare totalmente turistico, con una lunga passeggiata con negozio e locali, ma niente di interessante
Il Principato di Monaco è famoso per il lusso, il casinò e il Gran Premio che passa tra le strade cittadine. Per le strade si vedono girare macchine come Ferrari, Bentley, Rolls Royce, Aston Martin, Lamborghini, Mercedes AMG e simili. Non fatevi vedere con un misero Porche, vi prenderebbero per uno sfigato. Anche qui Cartier e Channel, oltre a banche (il principato è un paradiso fiscale), lussuosi alberghi, mega yacht. Al di là di questa ostentazione del lusso, la città è abbastanza carina, con edifici in stile neoclassico, e ci sono alcuni musei interessanti (come il museo oceanografico) che ovviamente non abbiamo visto, perdendo tutta la mattina a percorrere il percorso del Gran Premio e a fare foto ai cordoli ai lati della strada normale.
Una cosa che, da buon motociclista, ho notato è la strada di accesso dalla parte ovest (Nizza): sulle colline sopra il principato ci sono strade con limiti di 90 dove in Italia le stesse strade, con quelle curve, avrebbero il limite di 50, quindi molto divertenti da fare.
A Monaco si è conclusa la nostra vacanza, perchè ci siamo passati sulla via del ritorno (infatti giravamo per la città con zaini stracarichi, casco appeso alla cintola e sudore che scendeva copioso a causa del peso da trasportare sotto il sole... insomma facevamo la nostra figura in confronto al lusso che avevamo intorno). Tornando in Italia da strade secondarie lungo il mare abbiamo potuto ammirare qualche scorcio di panorama sul principato.
Un grazie a
- Greta ed Adam che ci hanno tenuto compagnia la sera del 15 Agosto
- Quello che vendeva stuoie a 1 euro
Un vaffa... a
- I caselli autostradali francesi
- Chi ci guardava male in campeggio
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